MAURO ALCARAZ E SANTIAGO BRAILLY. LA FRATELLANZA IN NOME DEL CALCIO. DEL CARBONIA CALCIO

Due fratelli. Che si conoscono in giro per il mondo. E che quel mondo si chiami Germania, Grecia, Spagna, ossia tutti campionati in cui almeno uno dei due ha militato, poco importa. Si sono scelti. È nata un’amicizia che è anche un cerchio attorno a due connazionali. Un trentenne di Viedma e un ventitreenne di Buenos Aires. Mauro Alcaraz e Santiago Brailly. La classe di un portiere severo, e la grinta di un difensore agguerrito su ogni pallone. Sono i nuovi volti argentini, assieme a Ezequiel Cordoba, che illuminano il Carbonia Calcio e lo Stadio Zoboli, spingendo la squadra mineraria verso un traguardo che non si chiama solo salvezza:
“(Alcaraz): A me piace pensare che la squadra che si è creata possa arrivare più avanti della salvezza. Siamo un bellissimo gruppo e stiamo crescendo molto”.
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Marco Sartor. Quando il calcio sardo habla argentino.

Ogni volta, diceva Borges, che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio. A quelle pagine, così fitte, così magiche, tanto quanto lo è l’Argentina del calcio, appartiene la storia di Marcos Sartor, la punta che fa sognare Arzachena e della quale la Sardegna, da ormai molti anni ha finito per innamorarsi:

“È un amore ricambiato. La Sardegna è una terra magica, della quale mi sono innamorato. Penso a come è iniziata, a Budoni, ormai molti anni fa e a come è proseguita, toccando molti posti che mi sono rimasti nel cuore, fino ad arrivare qui ad Arzachena, dove ho avuto la possibilità di poter essere riconfermato e con la quale voglio scrivere una parte importante della mia carriera”

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