Guardo una foto di entrambi e penso prima a Gabriele, che l’altro chiama già “Dardy”. Penso a quel che Mereu ha condiviso con me nella nostra prima intervista e al suo bisogno di sentirsi a casa, in famiglia, e al suo farsi volere naturalmente bene perché le mancanze hanno fatto parte della sua vita da sempre. Penso a Santiago Arnaudo, uno per cui lo scorso anno ho deciso di parlare anche di calciatori non isolani. Per la delicatezza con cui è stato in grado di parlarmi di calcio, dei suoi esordi in Argentina e dei suoi sogni da sardo d’adozione che da Villasimius si sono spostati oggi alla Tharros.
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