Poteva certamente essere una stagione diversa per lei. Ma nei campionati che non vanno come si vorrebbe, è importante e non scontato sapersi assumere le responsabilità. E Delia Gagliano, senza nascondersi dietro nulla, lo fa con la consapevolezza di chi, da giocatrice navigata ed esperta, a questo campionato di A2 femminile di basket, può e deve pretendere più, assieme al suo Cus Cagliari:
“La stagione ormai è giunta al termine. Mancano quattro partite di campionato e poi si vedrà quali saranno le nostre sorti. Sono un po’ dispiaciuta e delusa, perché non mi aspettavo di fare un campionato, cercando di salvarci in tutti modi e non magari puntando a qualcosa di più. Sicuramente l’assenza del nostro capitano Erika Striulli per gran parte della prima fase di campionato. Non sono funzionate una serie di cose, ci abbiamo provato, ma non è venuta la stagione che volevamo”

Come conclude la stagione Gagliano?
“Mentalmente e fisicamente un po’ stanca. Mi rendo conto sia facile parlare quando le cose vanno bene. Cercherò e cercheremo di entrare in campo nelle ultime fasi del campionato per affrontare al meglio queste gare. Credo che sia necessario reagire e farlo tutte virando verso la stessa direzione”
Al primo impatto sembra una da bicchiere mezzo vuoto, non abituata a compiacersi.
“Io non sono mai soddisfatta nella vita, questo è un po’ un aspetto del mio carattere in generale. Avevo una gran voglia di affrontare il campionato con le migliori intenzioni per fare bene, ma sono calato un pochino anche io mentalmente dopo i primi mesi. Sono abituata a prendermi le responsabilità di ciò che vivo come professionista”

È sempre stata così? Cosa è rimasto della Delia degli esordi alla Mercede Alghero?
“Ero molto piccola, molto giovane e inesperta. Sono cresciuta molto, quella Delia forse è scomparsa del tutto. La Mercede resta veramente un bellissimo ricordo, legato agli anni e alle persone”
Cosa le hanno permesso di fare quegli anni lì?
“Viaggiare, uscire dalla Sardegna e capire cosa sia il basket al di fuori di un’isola. Staccarmi, anche per esempio, facendo dei collegiali in azzurro mi ha aiutato a prendere le misure verso tutto il mondo cestistico. Sradicarti un pochino da chi ti esalta o da chi ti considera una campionessa in una porzione limitata del mondo, fa molto bene, perché ti aiuta ad affrontare gli impegni e le stagioni importanti con una maturità diversa”

Ha raggiunto il suo massimo in carriera?
“Non credo di aver raggiunto il massimo del risultato, potevo fare di più. Sono contenta di certe esperienze, penso all’A1 con la Dinamo, e altre avrei potuto farle o vivere meglio”
Oltre il basket, cosa c’è a venticinque anni nella sua vita?
“Lavoro in palestra perché mi piace prendermi cura del mio corpo. Amo i bambini, e infatti lavoro in un centro multisport durante la stagione estiva. Il tempo che mi avanza lo passo al mare, che è il mio vero luogo del cuore. In questo mi sento molto isolana. Mi piace anche solo trascorrere qualche ora a surfare e mi rigenero. Il mare è la mia seconda pelle”


