DAVIDE PALAZZARI: UN CAMPIONE ESTREMAMENTE ITALIANO DI DOWNHILL

Così fiero, così impavido, ma anche così pieno di emozioni. Davide Palazzari lo conosco per caso, tramite un passaparola di amici di Carbonia che mi chiedono all’unanimità di dar voce ad un talento straordinario della Mountain Bike, nonché fresco campione italiano della disciplina più estrema delle due ruote: il downhill.


Foto: Yuri Cortinovis

È banale, se vogliamo, iniziare da qui, ma chiedo al neo campione italiano (titolo già ottenuto da Davide nel 2020) cosa significhi per lui questo sport e come lo spiegherebbe al lettore medio:

“La definirei come la disciplina più estrema della mountain bike, perché il mezzo è spinto al massimo delle sue prestazioni. Grazie al downhill si sviluppano le tecnologie finalizzate all’utilizzo della bike anche nelle altre specialità su strada, proprio perché con la pratica estrema si ha modo di lavorare ad esempio sulla maggior forza frenante o sulla resistenza. È la Formula Uno della Mountain Bike, una sciata cronometrata di due o quattro minuti con ostacoli, corsa in tutte le condizioni”

Da Carbonia al tetto d’Italia. La prima mountain bike quando l’ha pedalata?

“A Monte Leone, nel luogo cittadino in cui poi abbiamo costruito il luogo dove ancora oggi capita di allenarsi. Avevo 4 anni e sono da subito salito sulla bicicletta. Per gareggiare nel downhill, avevo invece 13 anni ed esordivo appunto nella categoria esordienti. La bici, insomma, fa parte della mia vita, da circa 24 anni”

Campione italiano a 25 anni la prima volta. Successo bissato a ventotto. A Prali si aspettava di ottenere il titolo?

“È stato un percorso in salita, nel senso che ho avuto un infortunio al pollice che mi ha impedito di saltare qualche giorno di prove importante. Familiarizzare col circuito è molto importante, perché ti dà modo di conoscerlo prima della gara. Io mi sono presentato allo start con sei-sette discese in meno rispetto agli altri. Ma è andata molto bene e ho avuto la meglio su Revelli, in particolare, che nei giorni precedenti aveva segnato i tempi migliori ed era l’uomo da battere”

Prossimi impegni?

“Confido di poter gareggiare nel Mondiale in Scozia. Mi piacerebbe prendere parte alla gara unica. Nel frattempo proseguirò con la Coppa del Mondo che è arrivata alla terza tappa. L’obiettivo è migliorarsi, sempre”

Cosa è per lei Carbonia?

“È casa. Il luogo della famiglia, degli amici, e nella quale trascorro gran parte dell’inverno. Con il mio team mi alleno anche a Riccione, ma quando posso torno qui. Mi piacerebbe si facesse di più in generale in Sardegna per consentire a tanti atleti di sfruttare le temperature e le condizioni climatiche che ci offre questa terra nella stagione invernale. Agli sportivi piace poter trascorrere l’inverno qui e magari allenarsi in un luogo che non ha nulla da invidiare ad altri posti sparsi nell’Europa”

L’isola non è un alibi?

“Affatto. Tanto che in Australia e Nuova Zelanda le strutture esistono. Spero si possa essere più coraggiosi ed investire nello sport perché si creerebbe un turismo anche quando il mare non è più l’unica soluzione possibile per venire in Sardegna”

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