La serie B ha un nuovo protagonista: Gabriele Vargiu

Ph: Claudio Pintus

È sempre sabato a Borore, quando si decide di scrivere la storia. La storia mia e di Gabriele Vargiu nasce due mesi dopo la sua meritatissima promozione in serie B con la maglia della Fedra Accise Borore. È quel classico giocatore che non passa inosservato. Lui si definisce ignorante. Io lo definisco spettacolare. Capello biondo tinto alla Matteo Piano nell’anno dello scudetto con Modena, sorriso d’ordinanza, Gabriele ti colpisce prima con quel suo essere trascinatore sul campo e poi ti infligge il colpo di grazia quando, con un modo di raccontare forbito e di sicura presa, trova sempre il giusto linguaggio e le aggettivazioni migliori per parlare di sé e della sua storia pallavolistica qui a Borore:

“Io qui a Borore sono arrivato quando avevo undici anni, assieme a Fabio Uda, il nostro allenatore, per cui mi piace definirmi un suo figlio pallavolistico. Prima di fare una prova alla Fedra Accise nel 2011, ho cominciato a Ghilarza, all’età di otto anni. Le società del mio paese facevano fatica a formare delle squadre o a costruire un organico per disputare un campionato ed io per lo più mi allenavo con la femminile e nel mini volley”

Poi ha capito che con la pallavolo voleva fare un percorso.

“Sicuramente ho capito che la pallavolo era il mio sport e che volevo provare a misurarmi piano piano con il campionato di under e con tutto il mondo annesso e connesso al volley. Non ho mai avuto particolari obiettivi, se non quello di fare uno sport che mi facesse divertire e che mi rendesse felice. A Borore ho trovato quello che cercavo. Un gruppo di amici, un paese che vuole bene alla pallavolo e alla nostra squadra. Sono e siamo cresciuti assieme. Ciò che è arrivato quest’anno è qualcosa che ognuno dei miei compagni si è meritato con anni di duro lavoro”

Avete vinto il campionato perché siete LA squadra.

“Abbiamo vinto perché questo è stato ciò su cui Fabio ha lavorato in tutti questi anni, ossia costruire con gruppo nel quale ognuno fosse molto cosciente delle proprie capacità e nel quale non ci fosse alcun individualismo. Basta guardarci in campo, ognuno con il suo modo di fare, ma sempre uniti, senza mai perdere vista il fatto che qualcuno fra di noi possa avere bisogno del supporto dell’altro. E ci siamo sempre. Ci siamo aiutati sempre, anche perché ci rendiamo conto di non essere dei fenomeni, ma di essere desiderosi di vedere dove possiamo arrivare giocando assieme”

Il battesimo con la B. Si parte col girone delle lombarde.

“Un battesimo di fuoco. Siamo rimasti abbastanza spiazzati dalla notizia di essere stati inseriti in un girone diverso da quello giocato dalle sarde nello scorso anno. Significa misurarsi con squadre forti, e molto attrezzate, oltre che davvero competitive. Non che il Lazio non lo fosse, ma in Lombardia giocano molti ex A2 e A3 e ci sarà da lottare non tanto su ogni singolo incontro, quanto su ogni singolo punto. Recentemente sono stato ai campionati nazionali universitari con il CUS Cagliari e ho giocato contro il CUS Milano. Ci siamo trovati davanti alcuni della B fisicamente davvero dotati, e il livello è davvero alto”

Però lei risponde con la sua personalità. Si rende conto di essere un giocatore spettacolare Vargiu?

“Mi rendo conto di giocare una pallavolo un po’ ignorante, me lo lasci dire. Non voglio snaturarmi, ma certamente devo adattarmi ad un nuovo campionato che richiederà una maggiore coscienza del campo e anche un gioco differente. Io mi affido ad una buona elevazione, ma penso che il prossimo anno sarò il centrale più basso del mio girone. Prima della nostra riunione progettuale della nuova stagione ho parlato di questo con l’allenatore e Fabio è stato molto onesto. Mi ha detto che ci sarà da faticare, ma posso giocarmela tranquillamente”

Cosa si giocherà Borore?

“La salvezza. Misurandosi all’inizio con un campionato nuovo per quasi tutti, e cercando di capire cosa potrà essere in grado di fare. Lo affronteremo con un pizzico di ingenuità per quello che ci aspetta, perché non abbiamo idea di come sarà il campionato ma con l’impeto con cui abbiamo giocato lo scorso campionato di serie C. Riproporremo il nostro modus operandi e lavoreremo per fare sì che da subito venga fuori il nostro amore per la pallavolo e la nostra voglia di esserci e di goderci questo campionato”

Ventitré anni e una carriera in ascesa. Ha mai pensato di vivere solo di pallavolo?

“No, per ora mi piacerebbe concludere la magistrale in Relazioni Internazionali”

Ma la pallavolo potrebbe rimescolare le carte della sua vita?

“(ride n.d.r.) Potrebbe esserne capace”

Torniamo per un attimo al 27 maggio. Mi dica cosa ricorda.

“Io che resto mezz’ora seduto fuori dal palazzetto e non capisco esattamente cosa siamo riusciti a conquistarci. La gioia di ognuno di loro. La commozione di essere lì e aver vinto quel campionato con quel gruppo di persone da cui non mi sono mai staccato in tutti questi anni. Emotivamente è stato un momento indescrivibile per la vita di tutti noi”

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