Andrea Porcheddu. Il mio senso di restare al Carbonia Calcio

Arrivo con un po’ di anticipo rispetto all’orario in cui terminano gli allenamenti e nel quale ci siederemo sulle tribune dello Zoboli per iniziare assieme l’anno che accompagnerà Sportisola nel mondo del Carbonia e Andrea Porcheddu nell’anno più impegnativo della sua carriera.

Ph: Fabio Murru

Lo vedo correre a perdifiato, incitare i compagni, alzare il tono là dove tutto Andrea vuol vedere ordine e perfezione. Mi piace vederlo così, mi piace che si prenda quel ruolo tipico della maturità e di chi dalle responsabilità non si sottrae. In fondo, mi dice la mia testa, è rimasto per questo. Io e lui ormai ci capiamo con poco. Alla sua gratitudine che non capisco mai perché sia così tanta, si aggiunge la mia per il fatto di concedersi in quei suoi pensieri e in quel suo modo di darsi sempre delle risposte. 

Sarà che dalla tribuna dello Zoboli quello che vedo mi piace sempre. Ma ciò che ho visto oggi di Andrea (io vedo cose di Andrea da un anno e ne sono sempre estasiato, anche questo vorrei ribadirlo) è il senso di restare per provare a fare qualcosa di inaspettato. Perché quando mi ha detto (e lo ribadisco, mi ripeto, ma sono così e quindi lo sapete) resto, e subito dopo ho visto Gabriele Dore fare la sua stessa scelta, avevo già scelto di non suonare le campane in segno di lutto, ma di urlare in una piazza vuota “non è iniziata, quindi non può essere finita”. 

Andrea, dimmi, oggi ti do del tu, che non è iniziata e non è finita.

“Sono qui perché una parte di me voleva ritrovare tutto ciò che avevo lasciato. Perché a quel sogno di riportare Carbonia dove merita io non smetto di credere. Io su questo sono un po’ un sognatore e oltre a volere la salvezza, vorrei poi che tutto il prossimo anno ritorni esattamente come era fino a qualche mese fa”

Il suo nome si è fatto più e più volte per molte realtà. Poi ci siamo scritti che saresti rimasto qui.

“Le telefonate è vero, non sono mancate. La società e il Presidente, in maniera molto corretta, hanno permesso a tutti di poter scegliere una destinazione diversa vista la situazione che sino a qualche settimana fa non permetteva di capire meglio il futuro della squadra. Io ho voluto dire di sì a questo nuovo Carbonia. L’ho fatto per l’affetto che mi lega a questa città, alla società e al Presidente Canu. Sono felice che anche Gabriele Dore sia qui con me. Siamo motivati a fare sì che questa nave, nonostante si ritroverà in acque agitate, possa arrivare in porto a fine stagione. Sarà difficile, ma è nostro dovere fare di tutto per riuscirci”

Si ha la sensazione che alcuni muri siano caduti e che tu sia la speranza e il riferimento di questo Carbonia Calcio.

“La squadra si sta piano piano formando. Io sono sempre così, magari in allenamento sono quello che si sbraccia e cerca di tirare fuori il massimo dal gruppo. Posso dirle che certe sfide si vincono con il lavoro e l’impegno. Per me è gratificante e motivante venire allo stadio e dare tutto quello che ho. Su questo non penso ci siano differenze con gli anni precedenti. Le squadre cambiano, ma i punti fermi sui quali costruire una stagione sono sempre gli stessi”

Una cosa mi hai detto qualche sera fa. Io non voglio fare l’eroe.

“Sì, non credo che nel calcio ci sia bisogno di eroi che si immolano per una causa. Ma giocatori che lavorano per fare sì che tutti guidino la nave nella stessa direzione”

Hai detto di amare questa città. Che segnale vuoi lanciare alla Carbonia del calcio?

“Carbonia è una città che merita impegno. Ha una storia importante e merita un bel calcio. Dall’altra parte chiederei il sostegno che c’è sempre stato nei confronti della squadra e anche di più. Abbiamo certamente bisogno di un po’ di tempo per il cosiddetto rodaggio. Ma la pazienza è la virtù dei forti. Quindi la meritiamo”