Mattia Pipiciello. A Calasetta per un finale di campionato molto equilibrato.

La squadra, per Mattia Pipiciello, è tutto ciò su cui si basa la sua cultura da giocatore di basket. Forse perchè Mattia, svestiti i panni del regista del Calasetta Basket, segue l’educazione allo sport dei più piccoli, che sognano un giorno di essere magari un Pipiciello o un Werlich ed entrare nella storia di questo club che vince e incanta nella serie C Silver di basket regionale:

“Allenare mi piace. Sono arrivato da Olbia a Calasetta da più di quattro anni. E ho iniziato subito ad allenare le squadre del settore giovanile del paese. Il sogno è naturalmente quello di diventare un allenatore di pallacanestro. Dovrò solo capire se nel settore dei bambini, del mini basket o del basket”

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Mattia Congiu. La mia pallavolo tra amicizia, valori, sogni e speranze.

Questa lunga chiacchierata nasce a tarda sera. Luca Cauli, suo ex compagno, mi parla di Mattia Congiu come la persona che vorrebbe riportare a Sant’Antioco se solo la VBA Olimpia riuscisse a centrare l’obiettivo della promozione in serie B. Succede che poi il sottoscritto vada a googlare Mattia. Mi ritrovo davanti un volto che ha l’aria di essere molto simpatico, pieno di piercing, un po’ con l’aria da pazzo scatenato. Cominciamo così uno scambio di messaggi in chat. Mattia è uno che ti tira dentro subito, è uno di quelli che in palestra deve esserci perché fa spogliatoio. Tocca subito le corde giuste: siamo cresciuti a poche centinaia di metri di distanza ma non ci conosciamo, pallavolisticamente io avevo un idolo, che si chiama Giuseppe Lai, mentre lui con Giuseppe Lai comincia a muovere i primi passi, abbiamo fatto, con esiti evidentemente diversi lo stesso ruolo:

“Ma io facevo il centrale! Poi al Trofeo delle regioni mi convocarono chiedendomi di cambiare ruolo. Da lì è cominciato tutto. Io sono come Luca, mi adatto, siamo due camaleonti. Se mi chiedi di fare qualcosa la faccio. Nemmeno volevo fare il pallavolista”

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Da Massa, via La Spezia, per approdare ad Arzachena. La vita e il calcio di Matteo Marinari

Il suo arrivo ad Arzachena fu uno dei primi dopo l’entrata in scena del Presidente Gabriele Volpi. E se non fosse per alcuni tratti somatici e una chioma bionda più nordica che isolana, si direbbe che Matteo Martinari sembra ormai un sardo d’adozione. Massese di nascita, ma cresciuto calcisticamente nelle giovanili di La Spezia, Marinari è una certezza della formazione dell’Arzachena Academy

“Mi trovo molto bene ad Arzachena. È ormai la mia quarta stagione e direi che mi sono perfettamente ambientato. Amo la tranquillità del luogo, così come la possibilità di poter stare vicino al mare. Mi capita di incontrare i tifosi, perché qui alla fine ci conoscono tutti, e giocare in un paese così raccolto e così vicino al calcio è stimolante”

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Massimo Ferrero. La Europe Cup, la Marcozzi Cagliari e quella scuola di vita che è il tennistavolo

L’appuntamento che si terrà domenica 2 aprile alle 18 è uno dei più importanti che il tennistavolo isolano abbia mai visto e vissuto. Sarà la prima volta che una squadra sarda, nel nostro caso la femminile, parteciperà alla finale della ETTU Europe Cup, l’equivalente della UEFA Europa League nel calcio. 

Basta questo per accendere l’entusiasmo di un amatore o di un appassionato o di un praticante del tennistavolo? Probabilmente sì, ma è tanto il desiderio di occuparsi di una disciplina di cui in Sardegna non si parla mai abbastanza, che voglio lasciare a Massimo Ferrero, uno che alla Marcozzi Cagliari è nato e cresciuto, la possibilità di raccontare quanto avverrà tra qualche giorno e non solo. 

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Il basket della maturita’. Delia Gagliano tra Cus Cagliari e le vette della carriera

Poteva certamente essere una stagione diversa per lei. Ma nei campionati che non vanno come si vorrebbe, è importante e non scontato sapersi assumere le responsabilità. E Delia Gagliano, senza nascondersi dietro nulla, lo fa con la consapevolezza di chi, da giocatrice navigata ed esperta, a questo campionato di A2 femminile di basket, può e deve pretendere più, assieme al suo Cus Cagliari:

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Calcio, fratellanza e curiosità di un protagonista del calcio sulcitano. Il presente di Andrea Mastino.

C’è una storia, al Carbonia Calcio, che basterebbe raccontare con una foto, uno sguardo tra i due, o semplicemente con la parola fratellanza, e che qui, rispetto ad altri contesti, prende il giusto significato, perché il legame c’è ed esiste davvero. Ieri ho visto per la prima volta Andrea e Fabio Mastino giocare assieme, dalla stessa parte del campo. Ho provato a capire non solo cosa si provi ad avere un fratello che coltiva i tuoi stessi sogni e le tue stesse ambizioni, ma anche cosa significhi ritrovarlo dalla stessa parte del campo. Così l’ho chiesto direttamente ad Andrea, che nel derby minerario ha giocato una gara fatta di tante sfumature e colori:

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C’era Sportisola e gli Anni di Che belli erano i derby…

Forse sono il solito nostalgico, che al solo sentire, allo stadio Zoboli di Carbonia, le note de Gli anni degli 883, ho cambiato l’incipit di questo pezzo, e ho deciso di essere la versione di me più nostalgica. Voi vi ricordate tutti i derby a cui avete assistito e soprattutto giocato, nella vostra vita? Siete d’accordo con me, cosa su cui non trovo spesso il benestare dei diretti protagonisti (o almeno non più, forse prima si era più nostalgici sic!), che i derby siano sempre partite più sentite delle altre? 

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A tu per tu con Daniela Bulaich. Il volley, l’Hermaea e l’amore per il mare.

Photo Credits: Luigi Canu

La parentesi italiana di Daniela Simian Bulaich è un crocevia tra le due isole maggiori, la Sicilia e la Sardegna, in un susseguirsi di stagioni. Arrivata a Catania lo scorso anno, Daniela si è subito fatta notare per il suo temperamento e per la classe del suo gioco, con cui quest’anno ha deciso di rendere grande l’Hermaea Olbia, squadra che attualmente si gioca la pool promozione della serie A2 di volley femminile:

“Stiamo giocando la pool promozione e l’obiettivo finale è quello di concludere la stagione nel migliore dei modi. Siamo rimaste tutte molto soddisfatte dall’aver centrato i playoff e ora vorremo poter chiudere l’anno con qualche successo in più che si aggiungerebbe ad un anno già molto bello di per sé”

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Maurizio Cinus: l’Olanda del grande calcio con la Sardegna nel cuore

Succede che Maurizio Cinus risulti essere l’intervista più cliccata dello scorso anno. Succede che le persone che nei mesi hanno scritto alla pagina di Sportisola per sapere dove fosse finito il talento calasettano, si sono moltiplicate pian piano. Succede che Maurizio è uno di quei ragazzi a cui umanamente si finisce per legarsi, perché l’onestà, ma anche la fragilità e assieme la forza e la speranza che esprime, crei un bel mix. Con Maurizio ci scriviamo nei mesi successivi alla fine della sua avventura in Sardegna. Ha deciso di andare all’estero, ma è restio a parlare, perché non è un momento semplice da gestire. Il distacco, il fare i conti con scelte che possono apparire più grandi di ciò che sono, la novità, le aspettative e le delusioni, non lo rendono tranquillo.

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10, 100, 1000 Alessandro Werlich nel basket e nell’azzurro di Calasetta.

Ci sono amori che (non) finiscono. Fanno giri immensi, e poi ritornano. 

Se potessi spiegare Calasetta e il cuore di Alessandro Werlich, che è immenso nei confronti di una delle isole più belle del mondo (oggi concedetecelo), con una canzone, userei questa frase di Antonello Venditti. La storia di Alessandro nel basket calasettano parte da un’apparente punizione, che si trasforma in opportunità e che alla fine diventa un’occasione di rinascita e vita:

“Sono onesto. All’inizio è stata una scelta quasi obbligata. Nel senso che io ero contrarissimo al venire in Sardegna, dopo anni di B non volevo scendere di categoria, perché la vedevo come una sconfitta. In Sardegna non ero mai stato, quindi dicevo “cosa vado a fare?”. Arrivavo da un anno in Molise e in più un altro anno in Sardegna, in un’isola. Al mio procuratore ho detto “chi me lo fa fare?”. Lui ha insistito dicendomi che era una bella opportunità, che la società era ambiziosa e che era un bel progetto”

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