C’E’ CHE PRENDO UN TRENO CHE VA ALLA VELOCITÀ DI MATTIA PITZALIS.

Partiamo dai giochi di società, così vi faccio uno dei miei panegirici. Quando avevo ancora la sua età, ed ero uno studente squattrinato di lettere, frequentare un posto di cui non ricordo più il nome a Cagliari, nel quale si poteva giocare ai giochi di società e basta. Premesso che li ho sempre odiati, ma costretto dalle circostanze dei pessimi compagni di squadra che mi ritrovavo all’epoca, obbligavo le persone a fare gli unici due nei quali ero bravissimo, pur non essendo adatti nemmeno agli infanti: Spago Spaghetti e l’Allegro Chirurgo. Ecco, non so se abbiate presente la delicatezza con la quale dovete affrontare il secondo, cioè manualità (e con due zampe come le mie è cosa difficile se non impossibile) e soprattutto abilità. Ebbene, lorsignori, l’Allegro Chirurgo è stata la partita che io ho vinto contro Mattia Pitzalis. Ho capito fosse una missione la sua risposta lapidaria “non sono tipo da queste cose, ma per te la faccio” alla mia richiesta di intervista. Ho capito in quel momento che volevo giocare quella partita. Un treno contro un triciclo (vi lascio immaginare chi sia il triciclo). Un introverso contro il re degli estroversi. Un calciatore che forse non è ancora consapevole della strada che ha fatto contro uno che ha capito chi si trovava davanti solo a leggere nei mesi scorsi quattro righe di bio. Infine, uno di cui non si trova mezza riga di intervista in rete contro uno che legge tutto ed è pronto sempre su qualsiasi argomento. È lì che viene fuori il genio. Ossia, giocarmi Federico Sirigu. Di lui vi parlerò tra qualche settimana, ma è certamente uno che mi ha aperto qualche porta relativamente a Pitzalis. È bastato capire il contesto, gli anni del Cagliari, la distanza da casa negli anni della Turris e Legnago. È bastato capire che Mattia ti lascia un attimo sul binario, e tu non devi perdere la calma. Perché poi ti carica con lui, e come dice Gianluigi Illario, il suo capitano di questa stagione “poi Mattia è un treno, che corre e che ti segue. Che si lancia e che fa gruppo. Che si scopre e cambia tutto”. Io sul treno di Pitzalis ci sono salito per un’oretta, il tempo di capire che non sarà il primo e l’ultimo di tanti viaggi che vorrò fare assieme a lui.

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Considero un onore averla su Sportisola.

“(ride n.d.r.) Non mi piace parlare di me. Sono molto chiuso e lo sono sempre stato. Chi mi conosce però sa che ho bisogno dei miei tempi. Ho bisogno di conoscere e di farmi conoscere. Trascorso il periodo nel quale studio la situazione, ci sono. Puoi contare su di me, in squadra, in campo e fuori dal campo. È in quei momenti che scopro anche io le mie carte ed è poi difficile che gli amici e i rapporti umani che creo finiscano nel dimenticatoio”

Andare d’accordo con lei non è semplicissimo.

“All’inizio. Devi darmi il tempo”

Ad Iglesias dicono che trascorso il tempo giusto, sia venuto fuori un uomo spogliatoio.

“Mi piace trovarmi in un ambiente nel quale posso prendermi i miei spazi, senza nessuno che mi metta fretta nel dire o nel fare qualcosa. Partirei da Carbonia, dove lo scorso anno si è creato qualcosa di molto bello. Che quest’anno con il lavoro di tutti, ci ripromettiamo di creare qui ad Iglesias. Anche con il contributo di chi quell’atmosfera l’ha vissuta la scorsa stagione. Parlo di Isaia, Mastino, Porru, Hundt. Siamo sulla strada giusta”

Sono diverse settimane che Iglesias è migliorata nel gioco. Il gruppo si è creato?

“Sì, intanto abbiamo trovato un nostro modo di giocare e la qualità del gioco ne ha beneficiato. Sono certo che da qui alle prossime settimane verrà fuori il vero Iglesias. Per quello che riguarda il gruppo sì, si è decisamente compattato e anche se abbiamo fatto fatica forse perché eravamo davvero una squadra nuova in tanti reparti, sono certo che ora si può soltanto crescere”

L’Iglesias ha bisogno del treno Pitzalis. Da dove nasce questo modo di dire?

“Me lo dicono da sempre. Credo per come mi muovo sulla fascia. Mi è capitato anche quando ho fatto qualcosa con l’Under 20 in Nazionale. Mi fa piacere come modo di dire, anzi”

La sua carriera, nonostante i suoi ventidue anni, è ricca di esperienze. Comprese le esperienze di Turris e Legnago. Positive?

“Sicuramente sono esperienze che sul curriculum hanno un peso, e sono anni, come quello di Olbia, dopo le giovanili al Cagliari Calcio, nei quali mi sono ritrovato a condividere il campo con giocatori di tutto rispetto. Concluse le parentesi fuori dalla Sardegna, ho sentito l’esigenza di rientrare”

Cosa le è mancato della Sardegna?

“Casa, gli amici, se vogliamo anche il mare dove mi capita di passare qualche ora quando ho bisogno di staccare un po’. Ma in generale la mia vita di sempre. Sono cresciuto a Siliqua, la mia vita è qui ed è qui che sto bene, anche calcisticamente parlando. Ho capito ad un certo punto quali fossero i punti fermi della mia vita. E stare a casa è stato uno di quelli”

Posso chiederle, e mi rendo conto che è presto per fare i conti con la vita, se lei per il calcio ha dato il massimo?

“No, potevo fare di più. Anche in termini di resistenza. Posso però dire che ho ancora tempo per dimostrare il mio valore. E mi prendo ancora un po’ per poterlo fare”

Il meglio di Pitzalis lo vedremo in Sardegna?

“Sì. Mi piacerebbe vincere qui”