Lorenzo Patta. Un oro olimpico e ancora tanta voglia di sognare

Qualche ora prima di intervistarlo, voglio riguardare ancora ciò che è riuscito a fare nel 2021. Apro Youtube, è tra i video che ho salvato. Mi piace riguardare quel momento, ascoltare la telecronaca di Bragagna e la parola Italia che urla esattamente al secondo 37’50’’. Filippo Tortu corre verso Lorenzo Patta, lo travolge. Lui crolla a terra, incredulo. Stacco di camera verso i britannici. L’Italia vince la medaglia d’oro nella 4×100 maschile. Lorenzo Patta, Marcel Jacobs, Fausto Desalu, Filippo Tortu. Io sono ancora lì. Ho la stessa emozione di due anni fa? Si. Mi batte il cuore come in quel pomeriggio d’estate? Sempre. Chiamo Lorenzo Patta. Voglio capire cosa prova lui, e quando ha realizzato la vittoria di quella medaglia. Voglio rivivere quell’emozione dalle sue parole. Il mio lavoro regala anche queste fortune:

“Non ho ancora realizzato probabilmente. È stato tutto perfetto, troppo. Quando ho cominciato a fare atletica, i giamaicani dominavano la corsa. C’era Usain Bolt, un mito inarrivabile. Guardavo le sue gare e non avrei mai pensato che un giorno, sopra quel podio, ci sarei potuto essere io, con Marcel, Filippo e Fausto”

Quando ha capito che la medaglia d’oro poteva essere l’obiettivo?

“Noi volevamo entrare nella finale a otto. Ce l’avevamo fatta. Nella finale volevamo fare una buona prestazione di squadra. Poco prima di entrare in pista, un po’ per stemperare la tensione qualcuno, non mi ricordo chi, dice noi cosa facciamo oggi?, intendendo dire se come altri, ci sarebbe stato qualcuno che durante la presentazione, avrebbe fatto qualche gesto, o un balletto alla giamaicana. Era così per dire. Marcel si gira verso di noi e dice oggi prendiamoci l’oro

Lorenzo Patta

A raccontarlo vengono i brividi.

“Incredibile. Il rammarico è non aver avuto il pubblico a festeggiare con noi. Quella è l’unica cosa che in qualche modo è rimasta viva nel ricordo di tutti. Vincere l’oro in uno stadio così è come una festa a metà”

La prima telefonata in Sardegna.

“A casa. Non riuscivano più a piangere, perché lo avevano fatto fino a qualche istante prima (ride n.d.r.)”

Ricordiamo tutti il suo arrivo all’aeroporto di Elmas.

“Ricordo la folla di quel giorno, l’abbraccio con la mia famiglia. Le lacrime. Poi il ritorno ad Oristano. È bello ricordarlo, davvero”

Lei poi decide di non lasciare più Oristano. Sa di essere uno spot vivente per lo sport isolano?

“Beh, ma io amo troppo la Sardegna. Il clima, la vicinanza alla famiglia. Le condizioni erano troppo favorevoli per non chiedere alle Fiamme Gialle il permesso di allenarmi nella mia città. Il mio allenatore è qui con me, ho una struttura nuova in cui potermi preparare e tutto ciò di cui ho bisogno. Mi hanno concesso senza problemi l’autorizzazione ad allenarmi qui”

Lorenzo Patta a Tokyo 2021

Non tutti sanno che Lorenzo Patta nasce calciatore.

“Esatto. Poi alle scuole superiori, a 16 anni, il mio insegnante di educazione motoria mi chiede di partecipare ai campionati studenteschi. A me correre piaceva. Da quel momento non ho più lasciato questo sport, ed è diventato il mio lavoro”

Cosa le manca del calcio?

“Lo spogliatoio è certamente la differenza più significativa. Gareggiare e centrare un obiettivo con undici persone è diverso all’allenarsi e spesso dover fare i conti solo con sé stessi”

Nel mondo dell’atletica si fa gruppo? O vince il detto ognuno per sé e Dio per tutti?

“Si fa gruppo. Il nostro è un gruppo molto unito. È un gruppo nel quale, quando ci sono altre competizioni, o altri che gareggiano, si va tutti assieme a sostenere gli altri. Certo, quando poi entri in pista, per gareggiare individualmente, la competizione si sente e non mi curo di chi ho di fianco in batteria. Una volta uscito fuori dalla pista, io sono poi la persona che ride e scherza con tutti”

Quando Samuele Ceccarelli vince i 60 metri, battendo Jacobs, cosa si prova?

“Felicità, perché con lui ho fatto un Mondiale Under 18 e mi pare anche un Europeo Under 20. So quanto ha lavorato e quanto lavora, quindi il risultato che è riuscito a portare a casa fa veramente piacere per lui”

Quando la rivedremo gareggiare?

“Quest’anno non è un anno densissimo di appuntamenti. Certamente gli appuntamenti sono per la Coppa Europa e i Mondiali”

Le posso chiedere come si fa a darsi degli obiettivi nuovi dopo un oro olimpico?

“Non è semplice, ma certamente c’è ancora molta storia da scrivere. A 22 anni penso di avere ancora molto da migliorare. Hai a che fare con un cronometro tutti i giorni, e quindi puoi sempre pretendere da te stesso di abbassare il tempo dei 100 o dei 200 metri. A me, per esempio, piacerebbe molto migliorarmi nei 200. Nei 100 ho fatto 10’19’’ lo scorso anno. Come vede, gli obiettivi su cui lavorare sono parecchi”

Si può perdere un podio per un centesimo. Il suo è uno sport durissimo. Cosa serve per rimanere in alto?

“La testa. L’aspetto mentale fa tanto, anche perché quelle differenze possono essere tutto. Quindi devi essere pronto a fare i conti con quello, ma anche con la fortuna. Pensi che, se le Olimpiadi non fossero slittate di un anno, noi non saremo stati pronti a fare quel risultato”

Dove le piacerebbe gareggiare in Sardegna?

“Mi piacerebbe gareggiare ad Oristano, come non accade da un po’ di tempo. Sarebbe bello poter correre una competizione qui dove tutto è nato”

Facciamo un appello al primo cittadino?

“(ride n.d.r.) Speriamo di poter organizzare presto qualcosa!” 

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