Quando ho cominciato a preparare quest’intervista, ho immaginato di essere lui. Immedesimandomi nel ruolo di chi, dopo gli anni di una carriera costellata di successi, riconoscimenti, traguardi professionali, decide di spegnere per qualche istante i fari dello stadio e pensare a sé stesso e alla famiglia che ha creato con lo stesso amore con cui ha coltivato la sua carriera di calciatore. Salendo su un aereo che lo riporta a pochi passi da Piazza Giovanni, là dove per Matteo, Marco e Marcello Mancosu tutto è cominciato:
“Marcello era ancora piccolino, perché rispetto a me e Marco è nato nei primi anni ’90. Papà portava me e Marco in Piazza Giovanni a Cagliari a tirare i primi calci al pallone. Sono i primissimi ricordi che collego alla nostra storia col pallone”
Ora Cagliari è di nuovo casa.
“Certamente. Ho scelto di tornare con gioia. Sono stati anni bellissimi quelli trascorsi in varie città che porterò nel cuore. Mia moglie lavora in campo medico e aveva bisogno di stabilità, così come le mie figlie. Io inizio ad avere un’età per cui è anche giusto dare alla vita le giuste priorità. Quindi ho deciso che tornare a vivere in Sardegna fosse la scelta più giusta”
La scelta ricade sulla serie D.
“Quest’anno Costa Orientale Sarda. Un bellissimo gruppo con il quale stiamo cercando di ingranare al meglio dopo un avvio che non ci ha pienamente soddisfatto. Credo nel progetto e in questa società ho ritrovato serietà e un professionismo che non ha nulla da invidiare alle serie più alto. Quindi la scelta fatta non ha deluso le aspettative”
Obiettivo?
“Adesso cerchiamo di riconquistare un po’ di punti e ritrovare il giusto assetto in campo per riuscire a proseguire al meglio questa stagione”
Dicono che lei sia l’uomo della provvidenza.
“Non sono diverso dagli altri. Magari ho un’esperienza diversa e più lunga rispetto ad alcuni ragazzi giovani che si affacciano ai campionati nazionali. Ma è un cerchio che si chiude. Anche per me la gavetta è iniziata dal basso, non sono arrivato subito al vertice. Mi piace vedere quanto molti di loro abbiano voglia di fare, mi ricordano un po’ l’aria che respiravo quando avevo la loro età”
L’aspetto più importante della sua gavetta.
“Arrivare a conquistarsi ogni piccolo traguardo sul campo. Vincere i campionati, centrare la promozione, contribuire alla buona riuscita di una stagione. Non ho fatto salti più lunghi della gamba. Questa cosa mi ha reso più forte e più stabile”
Mi dica la reazione di compagni e avversari quando si ritrovano davanti un ex di serie A.
“Qualcuno mi riconosce, qualcun altro capita che non mi conosca, ma ci sta assolutamente. La cosa che più mi fa piacere è il fatto di ritrovare la stima dei tifosi quando capito in alcune squadre in cui o io o i miei fratelli abbiamo militato. Per esempio in Campania alla fine della partita, molti sono venuti a portare i saluti per Marco e a mandargli un in bocca al lupo per il suo ritorno in Sardegna”
Siete tornati tutti e tre in Sardegna.
“Si. Questo mi rende molto felice”
Tre fuoriclasse in un’unica famiglia. La competizione esiste in una famiglia così?
“Mai. Anzi, c’è sempre stato il pieno sostegno e l’appoggio per le scelte di tutti e tre. Mai una gelosia o un confronto, ma un consiglio e la presenza nel momento del bisogno”
Anche come compagno di squadra si comporta allo stesso modo?
“Si, sempre stato un sostenitore di chi ha avuto bisogno di un consiglio o di una pacca sulla spalla. Anche con gli allenatori mi sono sempre posto con la mentalità giusta, ossia capire eventualmente cosa fare per poter migliorare la situazione, senza criticare ciò che non andava o il lavoro altrui. Credo sia importante per la buona riuscita di un progetto quello di essere in grado di ricucire gli strappi o di tamponare una situazione”
Il luogo del cuore.
“Oltre a Cagliari, sicuramente Trapani. Una squadra in cui ho conosciuto la piena affermazione e nella quale sono stato benvoluto sia dalla società, che dai tifosi. Ricordo il grande affetto, le uscite da casa con decine di persone che mi fermavano per manifestarmi la loro stima e quel sapore isolano che non mi faceva sentire la nostalgia della mia terra”
L’esperienza più interessante?
“Il Canada. Un Paese avanti dieci anni rispetto al resto del mondo, e nel quale ho vissuto benissimo. Montreal è una città stupenda ad esempio, così come tutta l’America, che per il campionato di calcio che unisce entrambi gli Stati, ho avuto modo di visitare”
Davvero non le manca nulla di tutto ciò che ha avuto?
“Ogni cosa ha avuto il giusto tempo. Ogni periodo della vita professionale ha avuto il suo valore. Sono una persona completamente appagata da ciò che ha avuto dalla propria carriera”
Cosa non le manca?
“La pressione che si respira quando si arriva in alto. Ho certamente imparato a gestirla, ma sicuramente ora è drasticamente diminuita (ride n.d.r.)”
Il suo futuro lontano dal calcio esiste?
“Vorrei che il calcio facesse parte della mia vita per un lungo lasso di tempo. Sto acquisendo il Uefa B e mi piacerebbe molto allenare in futuro”

