Fabio Marcetti. Ventitré primavere olbiesi a suon di volley

(foto di Sara Petagna)

L’attaccamento alla maglia, l’appartenenza, la ricerca di un’identità ben precisa e connotata nello sport è cosa rara. Fabio Marcetti, infatti, è merce rara nel mondo della pallavolo. Raccontare Fabio significa immergersi in un viaggio che lunga da 23 lunghe primavere, e nel quale un ragazzo destinato ad altre discipline, un giorno entra al Pala Deiana di Olbia, a 13 anni e indossa una maglia biancorossa, innamorandosene e innamorandosi anche nella pallavolo:

“Non andrei mai via da questa società. Capisco molto bene le storie come quella di Paolo Maldini, che è nato calcisticamente in una società e nella quale ha deciso di compiere l’intero ciclo della sua carriera. Anche per me andrà così. Ci sono stati anni in cui mi è stato chiesto, magari di salire di categoria e andare altrove, ma non sono capace. Io questa maglia, questa società, questa squadra ce l’ho tatuata nel DNA”

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