Ci vediamo in prima categoria. Giovanni Zamburru e la Fanum Orosei.

La Fanum Orosei ha fatto un campionato incredibile, meritando la promozione in prima categoria e diventando un riferimento per il paese e per la provincia nel mondo del calcio. Ne parlo con il portiere Giovanni Zamburru, uno dei protagonisti di questa magica stagione, coronata da un traguardo bellissimo:

“Un’annata fantastica. Vincere un campionato non è mai semplice in qualsiasi categoria. Noi ci siamo riusciti giocando un buon calcio. Nessuno si aspettava un finale così. Tutti parlavano di altre squadre, più attrezzate, ma alla fine l’abbiamo spuntata noi, partendo in sordina. Dopotutto i numeri parlano chiaro, siamo la seconda miglior difesa, uno dei migliori attacchi e in casa abbiamo centrato una storica striscia di 13 vittorie in altrettante gare”

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Alessandro Serra. Con la Ferrini nel cuore, il mio presente all’Asseminese.

Ciò che ho più invidiato del suo modo di raccontarsi è l’energia da 19enne che sprigiona. Alessandro Serra, uno dei portieri più giovani della Promozione regionale è un fiume in piena quando parla di sé. Giocatore dell’Asseminese, studente di Digital Marketing, lavoratore a tempo pieno per una celebre azienda italiana del caffè, e molto altro, Alessandro sarà uno spettatore d’eccezione il prossimo sabato nella difficile gara tra Asseminese e la prima della classe Villasimius:

“Per il fatto di essere squalificato, sono ancora rammaricato dal dover essere solo tifoso di una partita così importante. La sfida sarà accesissima, in quanto siamo alle battute finali e alla disperata ricerca, entrambe, di punti preziosi. Loro per salire, noi per sperare nei playout. Sabato ci giocheremo tutto, anche se a noi mancherà ancora l’ultima sul campo di Gonnosfanadiga”

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Semplicemente Adam Idrissi.

Ci sono storie che nascono per caso. Ci sono storie per cui basta un microfono, o in tal caso un flusso di coscienza, per sprigionare una potenza che mai avresti pensato di dare al racconto. Succede che io e Adam Idrissi, portiere del Carbonia Calcio ci scriviamo per giorni. Forse ha pensato di fare un regalo ai suoi tifosi, o semplicemente ha scelto di donarlo al sottoscritto. Penso di mandare una domanda, ci scherziamo su. È la prima volta che ci troviamo ad avere un dialogo. Capisco dalle sue prime parole che lui ha voglia di raccontarsi, ma io, in primis, ho bisogno di ascoltarlo. Così le domande diventano due, poi tre, poi semplicemente cancello il gioco del botta e risposta e gli chiedo di andare libero. Perché ho capito che le corde che riesce a toccare sono sconfinate, per la potenza delle parole che usa e che in qualche modo fanno riflettere. Per il significato e per il valore che si può dare con il proprio vissuto alla propria storia di calciatore:

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Mattia Pipiciello. A Calasetta per un finale di campionato molto equilibrato.

La squadra, per Mattia Pipiciello, è tutto ciò su cui si basa la sua cultura da giocatore di basket. Forse perchè Mattia, svestiti i panni del regista del Calasetta Basket, segue l’educazione allo sport dei più piccoli, che sognano un giorno di essere magari un Pipiciello o un Werlich ed entrare nella storia di questo club che vince e incanta nella serie C Silver di basket regionale:

“Allenare mi piace. Sono arrivato da Olbia a Calasetta da più di quattro anni. E ho iniziato subito ad allenare le squadre del settore giovanile del paese. Il sogno è naturalmente quello di diventare un allenatore di pallacanestro. Dovrò solo capire se nel settore dei bambini, del mini basket o del basket”

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Mattia Congiu. La mia pallavolo tra amicizia, valori, sogni e speranze.

Questa lunga chiacchierata nasce a tarda sera. Luca Cauli, suo ex compagno, mi parla di Mattia Congiu come la persona che vorrebbe riportare a Sant’Antioco se solo la VBA Olimpia riuscisse a centrare l’obiettivo della promozione in serie B. Succede che poi il sottoscritto vada a googlare Mattia. Mi ritrovo davanti un volto che ha l’aria di essere molto simpatico, pieno di piercing, un po’ con l’aria da pazzo scatenato. Cominciamo così uno scambio di messaggi in chat. Mattia è uno che ti tira dentro subito, è uno di quelli che in palestra deve esserci perché fa spogliatoio. Tocca subito le corde giuste: siamo cresciuti a poche centinaia di metri di distanza ma non ci conosciamo, pallavolisticamente io avevo un idolo, che si chiama Giuseppe Lai, mentre lui con Giuseppe Lai comincia a muovere i primi passi, abbiamo fatto, con esiti evidentemente diversi lo stesso ruolo:

“Ma io facevo il centrale! Poi al Trofeo delle regioni mi convocarono chiedendomi di cambiare ruolo. Da lì è cominciato tutto. Io sono come Luca, mi adatto, siamo due camaleonti. Se mi chiedi di fare qualcosa la faccio. Nemmeno volevo fare il pallavolista”

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Da Massa, via La Spezia, per approdare ad Arzachena. La vita e il calcio di Matteo Marinari

Il suo arrivo ad Arzachena fu uno dei primi dopo l’entrata in scena del Presidente Gabriele Volpi. E se non fosse per alcuni tratti somatici e una chioma bionda più nordica che isolana, si direbbe che Matteo Martinari sembra ormai un sardo d’adozione. Massese di nascita, ma cresciuto calcisticamente nelle giovanili di La Spezia, Marinari è una certezza della formazione dell’Arzachena Academy

“Mi trovo molto bene ad Arzachena. È ormai la mia quarta stagione e direi che mi sono perfettamente ambientato. Amo la tranquillità del luogo, così come la possibilità di poter stare vicino al mare. Mi capita di incontrare i tifosi, perché qui alla fine ci conoscono tutti, e giocare in un paese così raccolto e così vicino al calcio è stimolante”

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Massimo Ferrero. La Europe Cup, la Marcozzi Cagliari e quella scuola di vita che è il tennistavolo

L’appuntamento che si terrà domenica 2 aprile alle 18 è uno dei più importanti che il tennistavolo isolano abbia mai visto e vissuto. Sarà la prima volta che una squadra sarda, nel nostro caso la femminile, parteciperà alla finale della ETTU Europe Cup, l’equivalente della UEFA Europa League nel calcio. 

Basta questo per accendere l’entusiasmo di un amatore o di un appassionato o di un praticante del tennistavolo? Probabilmente sì, ma è tanto il desiderio di occuparsi di una disciplina di cui in Sardegna non si parla mai abbastanza, che voglio lasciare a Massimo Ferrero, uno che alla Marcozzi Cagliari è nato e cresciuto, la possibilità di raccontare quanto avverrà tra qualche giorno e non solo. 

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Il basket della maturita’. Delia Gagliano tra Cus Cagliari e le vette della carriera

Poteva certamente essere una stagione diversa per lei. Ma nei campionati che non vanno come si vorrebbe, è importante e non scontato sapersi assumere le responsabilità. E Delia Gagliano, senza nascondersi dietro nulla, lo fa con la consapevolezza di chi, da giocatrice navigata ed esperta, a questo campionato di A2 femminile di basket, può e deve pretendere più, assieme al suo Cus Cagliari:

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Calcio, fratellanza e curiosità di un protagonista del calcio sulcitano. Il presente di Andrea Mastino.

C’è una storia, al Carbonia Calcio, che basterebbe raccontare con una foto, uno sguardo tra i due, o semplicemente con la parola fratellanza, e che qui, rispetto ad altri contesti, prende il giusto significato, perché il legame c’è ed esiste davvero. Ieri ho visto per la prima volta Andrea e Fabio Mastino giocare assieme, dalla stessa parte del campo. Ho provato a capire non solo cosa si provi ad avere un fratello che coltiva i tuoi stessi sogni e le tue stesse ambizioni, ma anche cosa significhi ritrovarlo dalla stessa parte del campo. Così l’ho chiesto direttamente ad Andrea, che nel derby minerario ha giocato una gara fatta di tante sfumature e colori:

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C’era Sportisola e gli Anni di Che belli erano i derby…

Forse sono il solito nostalgico, che al solo sentire, allo stadio Zoboli di Carbonia, le note de Gli anni degli 883, ho cambiato l’incipit di questo pezzo, e ho deciso di essere la versione di me più nostalgica. Voi vi ricordate tutti i derby a cui avete assistito e soprattutto giocato, nella vostra vita? Siete d’accordo con me, cosa su cui non trovo spesso il benestare dei diretti protagonisti (o almeno non più, forse prima si era più nostalgici sic!), che i derby siano sempre partite più sentite delle altre? 

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