(foto di Silvia Cabella)
Le storie come quelle di Marco Pulisci sono come uno specchio o una bilancia della vita, in cui misurare davvero ciò che si è fatto nella prospettiva di vivere. Marco è il prodotto fiero e felice di un pensiero a prima vista banale, ma alquanto profondo: ha fatto della sua più grande passione il suo lavoro. Una scuola bellissima, la Sardinia Surf School, che conta centinaia di praticanti all’anno, una surf house che ospita persone da tutto il mondo, non solo amanti della disciplina della tavola, ma amanti della Sardegna e del suo mare:
“Lo scorso anno abbiamo ospitato circa 600 persone che hanno provato la scuola, persone che dalla Sardegna e non solo si sono approcciati al surf classico e al surfskate, persone che sono state qui con noi a svolgere dei corsi di varie nature e durate”
Come è l’approccio alla disciplina?
“Dipende. Sicuramente c’è tanta sicurezza nel mio metodo, nel senso che l’acqua e il mare, a seconda del mare e delle sue condizioni si vede dal secondo o terzo appuntamento. Dipende anche molto dall’esperienza delle persone”
Sardinia Surf School ha una sede fissa?
“Anche questo dipende dal mare. Possiamo fare lezione nella costa cagliaritana, ma spostarci ad esempio anche nel litorale di Buggerru. Dipende anche qui dalle condizioni del mare, dalla quantità di onde e dalla tipologia dei praticanti”
Si può chiedere alla scuola di fare lezione tutto l’anno?
“Tendenzialmente sì, ma i mesi invernali sicuramente sono dedicati ai professionisti o ai corsisti di livello avanzato. L’estate è più ad appannaggio dei principianti e dei livelli intermedi”
Lei è stato un buon surfista?
“Sono stato un atleta che poi ha deciso di dedicare la sua vita e la sua passione a questo sport. Lavoro sin da quando ero ragazzino e attualmente collaboro con Wipeout Board Shop, un concept store di Cagliari, ma le mie gare le ho fatte. Sono uno di quelli che non gareggiava per vincere, non sono un competitivo, ma uno che ama solo andare in acqua e viversi le onde”
Oggi è anche un allenatore e preparatore atletico.
“Si, i corsisti hanno le età più disparate. Sono anche preparatore atletico e alleno anche un piccolo di nove anni, che si chiama Daniele Mereu ed è già un ragazzo che lavora in nazionale. Una bella promessa della disciplina”
Come si sta evolvendo il movimento in Sardegna?
“C’è stato un bell’exploit con la pandemia, perché essendo uno sport all’aria aperta ti permetteva di praticarlo seguendo le distanze e non alimentando particolari paure. Ora molti praticanti sono tornati ai loro sport d’origine ma la disciplina tiene. Speriamo che l’estate confermi i buoni numeri della scorsa stagione”

